TRASMISSIONE CIRCOLARE

TRASMISSIONE CIRCOLARE: UNO SGUARDO AL PASSATO PER COSTRUIRE FUTURO

Progetto presentato da Irene Pozzer (21 anni) di Quinto Vicentino.

Premessa: l’analisi alla base del mio progetto si basa sull’osservazione dall’esterno della realtà, quindi un’osservazione da “cittadino semplice”. Sono un’educatrice di ACR (azione cattolica ragazzi) a Quinto Vicentino, ma non faccio parte di nessun altro ente o organizzazione nel territorio del Comune.

Analizzando il territorio di Quinto Vicentino, come in molti altri territori, è osservabile una disgregazione/mancato o limitato incontro tra generazioni che abitano la stessa terra e respirano la stessa aria.

Giovani e adulti non dialogano, in quanto le occasioni di incontro sono ridotte al minimo.
La ricchezza di un dialogo intergenerazionale implica l’incontro tra nuove conoscenze/ l’innovazione/ utilizzo utile e sostenibile delle tecnologie da una parte e l’esperienza/ usanze passate/ stili di vita più ridotti all’essenziale e quindi meno consumistici dall’altra.
Parlare di sostenibilità e di ambiente significa, a mio avviso, parlare soprattutto di persone, di incontri, di collaborazione e di condivisione.

Il territorio oggi è abitato da ragazzi che devono costruirsi un futuro, ma anche da adulti e adultissimi che proteggono la propria casa e perseguono lo stesso obiettivo.
Analizzando la realtà di Quinto Vicentino, è visibile una vicinanza a livello spaziale tra scuole medie e centro anziani, ma una quasi mancanza di occasione di incontro e condivisione, e quindi di vicinanza vera e costruttiva (da quello che ho potuto osservare dall’esterno in questi anni).
La transenna che divide il cortile può scatenare nella mente sia di un giovane ragazzo che di una persona più adulta l’idea di appartenere a due realtà completamente separate.

La transenna è simbolo di confine, all’interno di uno spazio che dovrebbe essere comune.
Spesso accade, infatti, di notare come bambini e giovani non considerino più una ricchezza il rapporto con i propri nonni, la parola e i racconti dell’anziano.

Ne scaturiscono concezioni e pensieri che poi si traducono in gesti di indifferenza, come usare il telefono mentre si è a tavola con i propri nonni.
La vicinanza di questi due istituti potrebbe essere un potenziale che, a mio parere, merita di essere “sfruttato”.
Il centro anziani di Quinto Vicentino presenta nel suo nome una parola bellissima: “incontro”, quindi mi chiedo perché non far sì che questo incontro si allarghi e non diventi solo momento conviviale tra persone della stessa età, ma un momento di crescita ed opportunità per mettersi in gioco a tutte le età?

Il comune di Quinto Vicentino.

Il progetto consiste nel creare un luogo di incontro e di azione/collaborazione tra giovani e adultissimi in un’ottica di sostenibilità e di educazione alla sostenibilità. Un luogo dove vite apparentemente separate e diverse, trovino un orizzonte comune verso cui guardare.
La circolarità però si articola, non solo nella trasmissione tra i partecipanti, ma anche nel rapporto progetto-comunità.
Le risorse necessarie per svolgere e realizzare le varie attività possono costituire gli scarti di aziende del territorio in un’ottica, quindi, di riutilizzo. Ad esempio, tessuti, vecchi vestiti, piantine non acquistate, semi, scatoloni, pezzi di legno, bottiglie di plastica, carta, scarti di cibo, ecc…
In questa ottica di riutilizzo, le risorse vengono trasformate dai partecipanti e, magari, proposte alla comunità, attraverso mercatino, spedizione a casa, ecc… In questo modo, la comunità partecipa anche economicamente al progetto, valorizzando l’impegno di cittadini del proprio paese.

Luogo: parco/giardino/ cortile
Età target: ragazzi età medie + adultissimi (dai 70 anni)
(+ educatori dai 30 ai 60 anni che propongano attività o argomenti di “discussione”)

  • per stimolare la presenza dei ragazzi il progetto potrebbe costituire un’ora aggiunta alla settimana
    scolastica.
    Questo luogo deve essere trasformato/ricreato/personalizzato dai partecipanti di questo progetto. Ad
    esempio, giovani e anziani potrebbero sviluppare:
  • un angolo adibito alla coltivazione di fiori e piante o coltivazioni di stagione (per stimolare nei
    ragazzi consapevolezza e l’abitudine di mangiare prodotti di stagione); le tecniche di coltivazione
    proposte dagli anziani potrebbero essere migliorate e modellate da idee nuove da parte dei ragazzi,
  • uno spazio dove ricreare tecniche del passato utilizzando le tecnologie attuali
  • uno spazio dove sviluppare usanze del passato ma contestualizzate nello stile di vita/ nella società
    attuale
  • uno spazio dove insegnare ai ragazzi come cucire e rammendare (riciclo di vestiti vecchi)
  • produrre sapone naturale, cure di ustioni o bruciature con tecniche passate o tecniche nuove ma
    ecologiche e naturali (es. utilizzo del miele per le ustioni)
  • insegnare ai ragazzi giochi utilizzando poco materiale e riciclato, in modo da ridurre l’acquisto di
    strumenti tecnologici che con il tempo diventano rifiuti
  • costruire cartelli con curiosità, idee, frasi di sensibilizzazione da appendere

Queste sono solo idee-spunto, in quanto come disporre lo spazio e quali attività svolgere devono essere scelti e voluti dai partecipanti del progetto. Deve essere uno spazio libero e costruito sulla base delle conoscenze e i bisogni di ragazzi e adulti, quindi uno spazio non pre-strutturato.

Oltre alla trasformazione delle risorse e alla trasmissione delle conoscenze, questi incontri potrebbero far nascere un progetto ulteriore da presentare ai comuni, per far sì che le attività svolte non rimangano silenziose ma siano fonte di sviluppo per le comunità e per il futuro.
Giovani e anziani devono essere ascoltati, soprattutto in un’ottica di sostenibilità.